Pappa Monteforte "Cari colleghi e colleghe a voi una serena Pasqua"


Care Colleghe, cari Colleghi,

auguro a Voi e ai Vostri familiari di trascorrere una Pasqua serena, in compagnia degli affetti più cari.

Approfitto dell’occasione per qualche notazione di carattere generale.

Alcune recenti richieste in tema di pensioni e di loro adeguamento automatico mi spingono, difatti, a rendere maggiormente chiari principi che ritenevo essere patrimonio comune.

Il nostro sistema previdenziale - espressione di solidarietà, di mutualità e di patto generazionale - merita di essere salvaguardato. E ciò sarà possibile solo mantenendo negli anni l’equilibrio di bilancio.

Il richiamo astratto ai canoni costituzionali dell’articolo 38, al ridotto potere di acquisto delle pensioni rispetto ai fenomeni inflazionistici  e agli avanzi di gestione non ha in sé alcuna valenza, necessitando di essere correlato ad una serie di indici economico-finanziari, che proverò a sintetizzare in poche battute.

Per la verità, pensavo che gli incontri ripetuti sul territorio e la trasparenza massima dell’azione Cassa - che hanno caratterizzato la mia presidenza - avessero soddisfatto le legittime aspettative della categoria alla conoscenza di dati e modalità operative dell’organo deputato alla gestione del patrimonio comune.

Ciò nonostante, proverò a ripetere le ragioni a base delle scelte fatte.

La spesa pensionistica sostenuta dalla Cassa del Notariato ha registrato notevoli incrementi nel corso dell’ultimo ventennio: nell’esercizio 2004, l’onere per pensione è stato pari a circa 140 milioni di euro, quando nel 2023 ha raggiunto i 226,6 milioni di euro, facendo registrare un incremento in valore assoluto di 86,6 milioni di euro, corrispondente ad una variazione positiva di 62 punti percentuali.

Nello stesso periodo, l’andamento dei repertori notarili - base imponibile contributiva - è stato negativo per 100 milioni di euro, nonostante che dall’anno 2013, siano entrati in vigore i nuovi parametri di riferimento (Decreto Ministeriale 265/2012).

Solo l’inevitabile rimodulazione dell’aliquota contributiva, decisa nel corso delle varie consiliature, ha consentito di raggiungere e mantenere saldi previdenziali positivi.

Nel periodo post covid, in particolare, l’attivo ha ripreso a registrare una dinamica discendente: circa 36 milioni di euro in meno rispetto all’anno 2021.

Nel solo anno 2023, il saldo in questione ha risentito della contrazione dei flussi contributivi correnti di oltre 20 milioni di euro e del contestuale aumento del costo pensionistico per un importo superiore a 8 milioni di euro.

La conclusione è semplice, scontata anche per chi non intende comprendere quanto certe scelte contrarie potrebbero essere fortemente impattanti ed esporre, specie i più giovani, ad un futuro assolutamente incerto.

L’analisi dei dati sopra citati impone, di fatto, un attento monitoraggio per intendere quale sarà l’andamento prossimo venturo di tale primario indicatore, anche in considerazione dell’attuale tendenza del mercato immobiliare, che potrebbe ulteriormente deprimere l’attività professionale.

In effetti, come richiesto dai Ministeri Vigilanti in occasione dell’approvazione del rendiconto consuntivo 2022, è necessario porre “attenzione all’andamento delle entrate contributive (…) in relazione alle ripercussioni che le mutate prospettive sui tassi di inflazione e di interesse potrebbero avere sull’andamento del repertorio notarile”; un “costante controllo dell’andamento del numero di pensioni in pagamento sia in relazione al miglioramento delle aspettative di vita che alle maggiori propensioni al pensionamento anticipato”.

In sintesi, attenta osservazione della demografia interna, resa “vulnerabile” già dal processo di “femminilizzazione” e di “longevity risk” in corso.

A tal proposito, sottolineo che negli ultimi venti anni, il numero dei notai titolari di un trattamento pensionistico - corrisposto sia in modo anticipato, che per limiti di età - è aumentato del 69%, passando dagli 877 pensionati diretti del 2004, ai 1.481 rilevati nell’anno 2023, con un incremento in termini assoluti di ben 604 unità.

Tale linea di tendenza assume ancora maggior rilievo se associata al costante innalzamento dell’aspettativa di vita certificato dall’Istat: considerando l’età media di pensionamento notarile, osservata storicamente, e tenendo conto dei relativi dati dell’Istituto di Statistica, il pensionato potrebbe beneficiare del trattamento di quiescenza, in media, per ulteriori quindici anni, determinando così un aggravio di costo per l’Ente di previdenza, che si troverebbe a corrispondere rendite pensionistiche per un arco temporale più esteso.

È importante rilevare, inoltre, come la crescita del montante pensionistico renda necessaria la sistematica capitalizzazione degli avanzi di gestione, al fine di assicurare l’equilibrio e l’adeguatezza patrimoniale prevista dal decreto legislativo n. 509/94, articolo 1, comma 4, lettera c): riserva legale non inferiore a cinque annualità dell’importo delle pensioni in essere.

In proposito, non si può non far notare come tale indicatore relativo alla Cassa del Notariato sia - rispetto ad altre realtà previdenziali - di misura inferiore: nel 2023, la riserva legale del notariato ha garantito la copertura per 7,91 annualità di pensione, in luogo delle 9,49 annualità registrate dall’Enpam, delle 16,23 raggiunte da Inarcassa e delle 17 annualità ottenute da Cassa Forense.

In considerazione, quindi, della costante ascesa del costo pensionistico e della decrescita dei repertori in termini reali che potrebbe confermarsi anche nel corso dei prossimi anni, non si può escludere l’azzeramento dei saldi previdenziali, a difesa dei quali la Cassa potrà operare esclusivamente con la leva contributiva.

Più che silenzio assoluto della Cassa di previdenza, allora, più che disinteresse verso le istanze di coloro che tanto hanno contribuito alla costruzione del patrimonio attuale, semplice applicazione della regola contenuta nell’articolo 20 del Regolamento, che attribuisce al Consiglio di Amministrazione - anche in presenza dei presupposti di legge, per la verità attualmente non verificatisi - il potere di escludere o limitare l’applicazione dei meccanismi di perequazione.

Una scelta differente, nel contesto descritto, sarebbe apparsa mancante di qualsiasi base, a chiunque ha veramente a cuore la tenuta del sistema!

Un caro saluto, certo di incontrarvi all’oramai prossimo Congresso Nazionale di Torino.

Vincenzo Pappa Monteforte