I relatori della tavola rotonda e la loro idea di "giusta etÓ pensionabile"

“La previdenza appartiene ai più giovani”, così il Presidente della Cassa del Notariato, Vincenzo Pappa Monteforte, in apertura dell’evento che ha visto la partecipazione della Prof.ssa Elsa Fornero, del Sottosegretario al Ministero del lavoro, Senatore Claudio Durigon, del Direttore dell’Inps Vincenzo Caridi e del Presidente dell’AdEPP, Alberto Oliveti.

Ha evidenziato, poi, che il titolo della tavola rotonda “La età pensionabile in una società mutevole” è – in realtà – provocatorio. Serve a far nascere il dibattito utilizzando una allitterazione: età, giusta età, giusta età pensionabile. Soltanto la prima parola può essere definita in modo compiuto, certo. Sulle altre due è - invece - necessario confrontarsi, tenendo anche conto di quali siano le esigenze del momento”.

A “stimolare” la discussione, la proiezione di un video per raccogliere le riflessioni di tre notai - appartenenti a tre generazioni diverse - sul tema dell’età pensionabile, sui cambiamenti e sulle aspettative del futuro previdenziale.

“Il video – ha sottolineato il Presidente Pappa Monteforte – mi ha colpito perché ho visto una particolare attenzione da parte dei colleghi intervistati al tema pensionistico e alla società in continua evoluzione che, a mio avviso, si accompagna alle attuali caratteristiche dell’età pensionabile.  Oltre ad un aumento dell’aspettativa di vita, siamo costretti a confrontarci con parametri di riferimento fino a qualche tempo fa sconosciuti, anche di fronte a crisi che hanno inciso e continueranno ad incidere su tutto il sistema previdenziale”. 

“Qualcuno tra i colleghi intervistati ha fatto riferimento alla nota questione: pensione, diritto acquisito o mera aspettativa?  Più in particolare, la pensione è una di quelle situazioni che si matura nel tempo, durante un periodo che vede i diritti in fieri. Ma cosa significa? Che la nostra non può che essere una mera aspettativa!”

“Pensione lontana ma certa, afferma – ancora - la giovane notaio intervistata. Si tratta di un’esigenza verso la quale la Cassa ha sempre dimostrato la sua attenzione e sono convinto che anche questo C.d.a. continuerà a portare avanti il lavoro lungimirante intrapreso dai padri fondatori”.

“Se riuscissimo a trasmettere ai giovani che verranno – ha aggiunto il Presidente della Cassa - il messaggio dei nostri predecessori avremmo svolto al meglio il nostro ruolo.  Io credo che il microcosmo notariato riproponga tutte quelle che sono le situazioni che caratterizzano il mondo delle libere professioni: c’è un impoverimento generale che interessa anche la nostra categoria.  I nostri decisori politici dovranno mettere insieme un disegno organico che consenta ai giovani di affrontare con serenità il futuro che li attende. Che ci sia un solo collega che abbia presentato la richiesta dell’una tantum governativa è un segnale che deve preoccuparci!”

“Il repertorio annuo di un nostro iscritto under 35 anni non supera, nella media, i 20mila euro. Ecco perché la classe politica non può rimanere sorda rispetto al grido di dolore che si leva dalla categoria!”

“La Cassa Nazionale del Notariato – ha concluso il Presidente - ha fatto del patto generazionale un principio fondante, nel quale crede fermamente: sostegno soprattutto ai giovani nel rispetto della sostenibilità dei conti”.

Un patto generazionale che per il Presidente dell’AdEPP, Alberto Oliveti, si è trasformato o dovrà trasformarsi in “patto professionale”.  

“Credo nel patto professionale di categoria. Bisogna uscire dal solito concetto del chi lavora mantiene chi ha lavorato.  Dobbiamo utilizzare correttamente il patrimonio per far si che anche coloro che lavoreranno lo potranno fare in modo soddisfacente e continuo, per garantire la tenuta del sistema.  Quindi, da una parte il patto professionale, dall’altra la convenienza a partecipare a questo patto generazionale”. 

“Oggi è assolutamente necessario prevedere quello che il futuro ci porterà, mettendo in campo un approccio di welfare attivo che possa anche eliminare i gap ancora presenti, di genere, di reddito e territoriale. Per questo – ha ribadito Oliveti -chiedo una fiscalità di scopo. Dobbiamo ragionare su un criterio di sostenibilità, nella quale venga anche considerata la sicurezza che stiamo garantendo nei momenti di bisogno.  Considerando, altresì, la capacità di fare investimenti che abbiano un effetto positivo sulle professioni e sul Paese”. 

“Autonomia è la parola chiave per le Casse appartenenti all’AdEPP che hanno, dalla privatizzazione ad oggi, esercitato tutta la loro funzione di erogare previdenza e assistenza, hanno dato un aiuto straordinario durante il Covid e hanno creato un patrimonio fatto di contributi accumulati che garantisce la tenuta del sistema (oggi superiore ai 100 miliardi). Più del 50% del patrimonio giace in Italia e il 75% in area euro”. 

“Una crescita della capacità di creare lavoro – ha concluso Oliveti - è la base di una buona previdenza.  Il sistema previdenziale a mutualità categoriale deve muoversi per generare buon lavoro.  La demografia, la transizione ecologica, energetica e tecnologica hanno un impatto importante sul lavoro e per questo le Casse hanno cercato di creare quella che io definisco .  Chiediamo, quindi, una “sostenibilità sostenibile” che nulla ha a che fare con lo stress test messo in campo dall’ex Ministro Elsa Fornero, che aveva chiesto alle Casse di dimostrarla a 50 anni, caso unico nel mondo”.

Ma quale è per l’ex Ministro Fornero, allora, l’età giusta pensionabile?

“Posso solo provare a dare una risposta articolata, che non può che nascere dall’esigenza di definire l’’obiettivo: garantire una sicurezza economica nell’età anziana quando non si ha più un reddito da lavoro. Chiunque lavori deve pensare a versare una parte del proprio reddito per finanziare il periodo della pensione. Un tempo si diceva impedire la povertà. C’è un obiettivo individuale, ma c’è anche un obiettivo collettivo che deve evitare allo Stato di fare il ”buon samaritano”!

“La sicurezza dell’età anziana ha dei contenuti tecnici e dipende da parametri demografici. Non si può dire niente su quella che è la giusta pensione o la giusta età pensionabile se non si parte dalla demografia, perché è il presidio della sostenibilità di un sistema pensionistico che deve orientare”.

“Poi c’è l’economia, la crescita, la produttività.  Se siamo piatti, se siamo come il nostro Paese ad assenza di crescita, stagnante, in declino, i contributi versati non cresceranno, non aggiungeranno capitale a quanto versato. E’ difficile – ha concluso la professoressa Fornero - avere un’età pensionabile relativamente bassa, a fronte di un’economia debole, che mai potrà condurci ad una buona pensione”. 

Pronta la risposta del Sottosegretario Durigon, che chiamato in causa ha ribadito come “sia normale che in una campagna elettorale si delineino i temi del programma di partito e, conseguentemente, di questioni fondamentali come quella delle pensioni. 

“Io credo – ha detto Durigon - che se le persone lavorano per 41 anni abbiano il diritto di chiedere la pensione e la restituzione di quelle risorse che loro hanno investito per il proprio futuro previdenziale. Quando si parla di cambiamento del lavoro e di età pensionabile dobbiamo pensare agli individui, ma anche alle aziende che, con il ricambio generazionale, possono avere lavoratori in grado di fornire risposte alle esigenze di mercato in maniera più forte. Un’azienda investe più facilmente su un giovane che su una persona che ha 62 anni, con 41 anni di lavoro sulle spalle.  Ecco perché credo che sia giusto fare un mix e non limitarsi all’età anagrafica!”

“C’è un altro tema che deve essere analizzato ed è legato alla riforma del ‘96, ossia il sistema contributivo che restituisce pensioni indubbiamente più povere. L’effetto sociale dei pensionati sulla famiglia è stato determinante, anche durante questa ultima crisi dettata dalla pandemia. Il sistema misto oggi in vigore – ha ribadito il Sottosegretario - garantisce una pensione equa, ma per i giovani dobbiamo pensare a come aiutarli affinchè la loro pensione possa essere adeguata. Sono in proposito convinto che l’età giusta pensionabile attualmente sia legata ai 41 anni di versamenti”.

Ma i giovani hanno una corretta cultura previdenziale e a tutt’oggi si sta facendo una efficace comunicazione, anche rispetto a strumenti quale la pensione complementare, suggerita nel video dal notaio in procinto di lasciare la professione?

 “Il futuro Governo – ha dichiarato Durigon – deve investire sulla possibilità di offrire un uso adeguato della previdenza complementare defiscalizzandola, promuovendola e facendo capire come essa sia importante, fondamentale per ottenere un assegno futuro adeguato. Ed è anche importante che alle Casse - che sono un fiore all’occhiello del sistema - sia data l’opportunità di investire sul sostegno ai propri iscritti.Sapere che anche i giovani notai - una categoria considerata agiata - hanno chiesto l’assegno di sostegno ci deve far capire che dobbiamo mettere in condizione le Casse di poter investire sui giovani iscritti”.

 Defiscalizzando o rivedendo il regime di tassazione che, come ha ricordato nel suo intervento anche il Presidente della Cassa Pappa Monteforte, equipara le Casse a meri speculatori.

 “Resta un problema economico, di far quadrare i conti, di assicurare l’equilibrio finanziario nel lungo termine – ha evidenziato il direttore dell’Inps, Vincenzo Caridi – che deve rapportarsi certo all’equità, tenendo fermo il ricambio generazionale. Ciò è indispensabile per la competitività del paese. Il contributivo - nato da una situazione economica ben precisa, grave e forse un po’ rigida - è un sistema che, in astratto, non può essere messo in discussione. Un sistema “giusto” se inteso in una logica individualista: perché il lavoratore versa e avrà in cambio una pensione commisurata a quanto versato e a determinate aspettative di vita”.

 “Nel sistema pubblico, nelle proiezioni future si prevede la pensione di vecchiaia a 71 anni di età. Se si vuole andare in pensione prima – ha spiegato il direttore dell’Inps - l’assegno deve toccare i 750 euro, cioè l’importo dell’assegno sociale, con almeno 20 anni di contribuzione. E’ vero, le competenze richieste per essere competitivi cambiano continuamente e il datore di lavoro ha bisogno del ricambio generazionale. L’assegno, però, deve essere adeguato alla posizione sociale avuta fino a quel momento, alle condizioni familiari e di salute del soggetto interessato. Oggi la flessibilità individuata dalla Legge Dini non è più proponibile: è essenziale, invece, la sostenibilità del sistema, sia pubblico sia privato”.

 “La nostra Cassa di previdenza e assistenza – ha concluso il Presidente Pappa Monteforte – è in una condizione di assoluta sostenibilità, pur essendosi sempre orientata verso regole completamente differenti. La sicurezza sociale di cui all’articolo 38 della Costituzione deve essere declinata nella logica notarile della mutualità “assoluta”: svolgiamo una pubblica funzione, siamo - in primis - pubblici ufficiali”.

“Se, da una parte, rappresentiamo tante realtà geograficamente diverse, capaci di produrre differenti ricchezze, dall’altra - per scelta del legislatore - siamo dislocati sull’intero territorio nazionale, assicurando un servizio essenziale per il funzionamento del paese. Delineare un regime pensionistico alternativo, ancorato ai contributi versati dai singoli, significherebbe muoversi verso un notariato “sconosciuto” ai più, caratterizzato da altri valori, meno pregnanti, specie in un periodo storico qual è quello attuale. Sono, invece, convinto che attraverso il mantenimento dello status quo riusciremo ad assicurare delle garanzie effettive, particolarmente necessarie per i giovani che entreranno a far parte della categoria”.

 Guarda il video della tavola rotonda